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SI AVVERTE CHE GLI UFFICI DEL CONSORZIO SONO CHIUSI A PUBBLICO

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Dreams That Money Can('T) Buy - Il contemporaneo che ha contaminato Grisù

Si è tenuta presso gli spazi di Factory Grisù la mostra d'arte contemporanea "Dreams That Money Can('T) Buy". L'evento è durato quasi un mese, dal 5 al 26 ottobre, in concomitanza di Internazionale, ed ha visto il patrocinio di Comune di Ferrara e la collaborazione della Galleria d'Arte Contemporanea di TrentoCellar Contemporary

Sara Ricci, curatrice della mostra, ci racconta come è nata questa mostra e come si è sviluppata.

"Il tutto è nato dall'esigenza di portare un po' di contemporaneo non ferrarese in città. Ferrara ha da troppo tempo un vuoto sul contemporaneo, che non significa che non ci siano stati tentativi ed iniziative, ma mancano progetti a lungo termine e l'apertura e la voglia alla sperimentazione/contaminazione. È anche una città particolarmente ostile all'arte del suo tempo, immobilizzata nel suo cliché di città degli Este. Quindi c'è stata la voglia di portare l'arte contemporanea non ferrarese e la volontà da parte mia di dar vita a questo progetto al quale pensavo da tempo. Tutto è stato possibile grazie alla collaborazione con Cellar Contemporary, che ha approvato il mio progetto curatoriale..

Ho scelto questa location per quello che rappresenta e per il progetto a cui pensavo. Grisù è uno spazio polivalente e multiculturale, spazio aperto alla sperimentazione, che ospita giovani startup ed è realmente un incubatore di idee. Una location perfetta per proporre una mostra che voleva essere una contaminazione di arti e linguaggi. Mi piaceva soprattutto l'idea di far lavorare gli artisti “site specific”. I vantaggi di questo lavoro sono due:
il primo è far vedere ai visitatori uno spazio che altrimenti non avrebbero visto e proporglielo in dialogo con il lavoro degli artisti.
Il secondo è quello di mettere alla prova l'artista che non si trova a dover lavorare in un white cube ma in uno spazio che è fortemente caratterizzato e quindi non si deve confrontare solo con un progetto curatoriale ma anche con un contenitore che parla della sua storia. Il lavoro che ne uscirà parlerà quindi sia dell'artista che del luogo che lo contiene e questo è stato realmente compreso ed apprezzato dal Consorzio che ha acquisito opere di Pafo Gallieri e Margherita Paoletti.
Gli artisti li ho scelti pensando alla città di Ferrara, al progetto che avevo in mente e perché sono artisti che utilizzano diversi linguaggi, tecniche e forme espressive.
Il progetto curatoriale si sviluppa a partire dal lungometraggio di Hans Richter del 1947 “Dreams That Money Can Buy”, un film sui desideri, sui meccanismi più nascosti e reconditi dei nostri sogni e della possibilità di renderli evidenti. Il percorso di visita ha quindi voluto riprendere la struttura del film dove ci sono sogni d'artisti fatti di arte e ogni artista, in Grisù, ha avuto la possibilità di rappresentare la propria idea di arte che nasce dal sogno, o si collega al sogno, nel suo spazio, proprio come nel film dove ogni artista ha il suo “episodio”. Il percorso proponeva i lavori di Pafo Gallieri, Margherita Paoletti, Andy Ness, Nero/Alessandro Neretti e Laurina Paperina. Partner e sponsor della mostra sono stati: Daniele Musacchi (realizzazione del sito web), Anna Stefani (immagine coordinata), Claudio Branca (storytelling), Enrico Mangherini (foto e videomaking), Ingrid Veneroso (ufficio stampa), Tobias Tran (Fashion Defeats Pourpose), Giacomo Marighelli (laboratorio esperienziale), Jazz Studio Dance Ferrara (contaminazione urbana dedicata), Senza Titolo – progetti aperti alla cultura (laboratori didattici per bambini), Teatro degli incurabili (laboratori teatrali per adulti), Diletta Pavesi (talk cinematografico), The Photo Phore (networking), Elisabetta Del Ferro (accompagnamento musicale con viola da gamba), Flauto&Variazioni (concerto di chiusura), Hangar, Tryeco, Vimec, Cna, Comune di Ferrara, Hotel Carlton.
Spero, infine, che la città inizi ad avere maggiore apertura nei confronti di iniziative come questa e ad aprirsi al contemporaneo, anche nel cuore della città come nella “periferia”.

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